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La valutazione posturale nel running: perchè è così importante?

Secondo le statistiche, circa il 50% di chi corre regolarmente sviluppa ogni anno qualche tipo di problematica o disturbo. Attraverso un test di valutazione posturale e tramite analisi del passo e della corsa, il runner potrà:

• Conoscere e correggere le cause dei propri disturbi;

• Prevenire gli infortuni;

• Migliorare la performance e correggere la tecnica della corsa;

• Conoscere la tipologia di calzature più indicate da indossare e valutare la necessità di un plantare personalizzato e specifico per la corsa




Obiettivi di una valutazione posturale


Quindi lo studio della postura e la sua ottimizzazione può dare nella vita di un atleta, innanzi tutto, un aumento delle performance, ma anche una prevenzione degli infortuni, perché uno schema non fisiologico oltre che essere dispendioso non è confortevole. Durante la Corsa le sollecitazioni maggiore vanno a proiettarsi sulle strutture dei piedi, sia in fase di carico che di spinta. Il piede è un capolavoro di biomeccanica, se si pensa che con le sue 26 ossa, 33 articolazioni, 114 legamenti, 20 muscoli e 250.000 ghiandole sudorifere presieda alla stabilizzazione della stazione eretta, alla propulsione ed al movimento, all'adattamento della marcia sul terreno e alla coordinazione della postura; ed è proprio quando vi sono alterazioni posturali che emergono disordini che potremo definire da sovraccarico.


Ecco perché un appoggio scorretto si ripercuote non solo sul piede, ma anche sul ginocchio e sulla colonna vertebrale, determinando delle tensioni che possono essere causa di dolori quali cefalea, sciatalgia, mal di schiena e dolore alle gambe, ed è per questo motivo che si dà grande importanza alla postura.



Gli appoggi nella corsa: sei pronatore o supinatore?


Studi dimostrano che 4 runner su 5 rischiano di subire infortuni a causa di scarpe non adatte al proprio

tipo di corsa. Comprendere come si muove il tuo piede aiuterà a trovare le scarpe con il tipo di sostegno giusto.


E tu…sei un pronatore, un supinatore o sei neutro?


Durante la corsa, ci sono 3 fasi che riguardano il piede: il contatto, l’appoggio e la spinta. Durante la prima fase, il contatto, la parte posteriore esterna del piede tocca il terreno, per una durata di circa il 25% del movimento totale. Nella seconda fase, l’appoggio, il piede deve sorreggere il corpo per il 40% del tempo in cui è sulla superficie: avviene quindi la pronazione. Questo movimento naturale e fisiologico, ossia la rotazione dell’osso interno rispetto all’arco plantare -chiamato scafoide- consente di aumentare la superficie di distribuzione del piede, in modo da ammortizzare e controllare il peso, favorendo la fase successiva. Quella della spinta, in cui il piede funziona come una leva rigida. Il peso del corpo si sposta sull’avampiede; i muscoli del polpaccio e delle dita si contraggono per permettere la corsa. Dura il 35% del tempo totale e i movimenti sono opposti rispetto alla fase precedente: il piede ruota verso l’esterno e in alto, in un’azione chiamata supinazione.





Pronazione e supinazione del piede sono quindi due movimenti naturali e opposti, entrambi necessari per la sua corretta funzionalità biomeccanica, che devono essere equilibrati e verificarsi nei tempi giusti. Ogni runner ha però una propria struttura ossea, muscolare e legamentosa che può influire su questi due movimenti, facendoli risultare eccessivi oppure limitati. Provocando tutta una serie di problemi a carico di muscoli, tendini, ginocchia. Nel caso in cui il movimento di rotazione interna sia eccessivo, si parla di iperpronazione. Mentre se il piede ha una scarsa rotazione interna nella fase di appoggio e tende a spostarsi verso l’esterno, si può parlare di un ipersupinazione, cioè un eccesso di supinazione.



Ecco, dunque, alcuni dei numerosi aspetti che una valutazione posturale del runner permette di comprendere, per aiutare l'atleta di correre al meglio!


Per prenotare una valutazione posturale e valutazione del passo:


320/4853050


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